Superare muri ormai antistorici e abbattere la “disparità di genere”

Archiviate le elezioni europee e, soprattutto, superata
una campagna elettorale che si è occupata più di affari
interni (flat tax, aumento Iva, migranti, ecc.) che di questioni
agricole (fatto salvo il mantra del “non tagliare i fondi
della Pac”), come Confederazione Agromeccanici e Agricoltori
Italiani riteniamo opportuno ora, a bocce ferme, avanzare
qualche proposta per superare alcuni muri ormai antistorici e
abbattere la “disparità di genere”, come l’ha definita qualcuno,
riferendosi alla suddivisione tra imprenditori uomini e imprenditrici
donne.
Se invece, ipoteticamente, parlaste con un agromeccanico e
gli metteste davanti il tema della “disparità di genere”, non abbiamo
dubbi che nove volte su dieci farebbe riferimento alla
distinzione fra imprese agricole e imprese agromeccaniche,
sottolineando appunto come da un lato vi sia una definizione
normata, tutelata, persino iper-protetta, mentre dall’altra vi
sia una completa polverizzazione della definizione legislativa,
dell’inquadramento, delle opportunità.
Tutto questo si traduce in una difficoltà di pianificazione
aziendale, in una disparità di opportunità, fino a scivolare in
una diminuzione di competitività che non colpisce ingiustamente
solo le imprese agromeccaniche, ma anche – e altrettanto
ingiustamente – la competitività del settore agricolo e
delle filiere agroalimentari.
Superare tali aspetti e prevedere l’accesso all’universo agricolo,
con le sue diverse sfumature, è il primo passo, secondo noi,
per poter riportare in equilibrio un settore molto spesso miope,
avvitato esclusivamente e avidamente alle risorse agricole.
Si è visto in concreto che non sempre i fondi messi a disposizione
dall’Unione europea sono pienamente sfruttati e che,
molto banalmente, fare in modo che anche i contoterzisti
agricoli possano fare innovazione e agricoltura 4.0 con la possibilità
di sgravi o incentivi fiscali, non è un furto e nemmeno
lesa maestà. Direi che il nuovo corso dell’Ue potrebbe partire
da qui, per poi eliminare quelle “differenze di genere” che penalizzano
ingiustamente il settore agromeccanico in termini
di maggiori oneri, di impedimenti, limitazioni.
In un mercato comune, con il fenomeno sempre più acceso

della globalizzazione di ritorno, dei dazi, degli accordi internazionali
non sempre all’insegna dell’equilibrio, sono necessarie
regole europee eque, tese alla crescita armoniosa dell’Europa.
Ciò vale sia per l’agricoltura che per il lavoro, il fisco, le imprese
agricole, ma anche agromeccaniche. Da un maggiore “ordine”
europeo, fra l’altro, avremmo un’agricoltura più sostenibile sul
piano ambientale, economico e sociale, maggiore redditività
per le imprese agricole e agromeccaniche, maggiore qualità
dei prodotti, con vantaggi anche per i cittadini..
Va da sé che la nuova Europa dovrà portare a termine il percorso
di etichettatura e di indicazione di origine delle materie
prime. È certamente una battaglia che Coldiretti ha portato
avanti in questi anni, ma nel tempo ha ottenuto sempre maggiore
condivisioni fra addetti ai lavori e istituzioni, se è vero
che sono già sette gli Stati membri dell’Ue che stanno applicando
un sistema di indicazione per alcune produzioni.
Siamo fermamente convinti che maggiori saranno le informazioni
e più ampie saranno le iniziative mirate ad una equa
trasparenza, maggiore sarà la tutela garantita ai consumatori
europei. Tutto ciò purché non si sommi burocrazia ad altra
burocrazia, ostacolo sempre più impervio che rallenta lo sviluppo
dell’economia e mina seriamente la salute dei cittadini
e delle imprese.
È giunto il tempo di guardare anche alle grandi sfide della
scienza. Il nodo degli ogm è stato superato ampiamente dal
progresso ed è bene guardare avanti. Oggi le nuove frontiere
sono legate alla mutagenesi, procedimento completamente
differente al quale l’Unione europea dovrà guardare con
scienza e coscienza, ma senza nascondere la testa sotto la
sabbia.
Un commissario europeo italiano? L’ultimo fu Carlo Scarascia
Mugnozza, nei primi anni Settanta. Potrebbe in effetti essere
giunta l’ora che in Commissione Agricoltura a Bruxelles si parli
un po’ di più la lingua di Dante, anche perché l’Italia è contribuente
netto dell’Ue e avrebbe tutto il diritto di esprimere una
figura di vertice, tenuto anche conto che di rappresentanti
esperti ne abbiamo.

• Gianni Dalla Bernardina
Presidente CAI