Cai: No all'aumento del prezzo del gasolio agricolo

Comunicato n. 

(Roma, 15 ottobre 2020) “Il comparto agromeccanico è favorevole alla transizione ecologica e a un’accelerazione pianificata verso un modello di agricoltura più sostenibile. Tale percorso dovrà essere realizzato condividendo un progetto di rinnovamento condiviso fra istituzioni e non inasprendo unilateralmente le accise sul gasolio agricolo. È una soluzione miope e che frena gli investimenti di un settore già provato dalla crisi del Covid-19”.

Così Gianni Dalla Bernardina, presidente di Cai, associazione che rappresenta circa 18mila imprese agromeccaniche professionali in tutta Italia, commenta l’ipotesi di un aumento dei prezzi del gasolio agricolo dal prossimo gennaio.

“Serviranno diversi decenni per il passaggio all’idrogeno o a fonti energetiche meno inquinanti – dichiara Sandro Cappellini, vicepresidente di Cai -. La soluzione per una transizione verde sostenibile anche sul piano economico non è certo aumentare il prezzo del gasolio. Le nostre imprese non sarebbero in grado di sostenere l’impatto di nuovi costi di gestione e, invece di utilizzare il gasolio agricolo, opterebbero probabilmente per il gasolio da autotrazione, senza alcun risvolto ambientale positivo”. Anzi, con la controindicazione di favorire l’evasione fiscale.

Almeno 100 miliardi. Cai ha calcolato in via ipotetica quale potrebbe essere l’impatto economico di un passaggio dai trattori a gasolio a mezzi “full green”, come potrebbero essere quelli a idrogeno o elettrici. Per sostituire in Italia un milione di trattori, secondo le prime stime di Cai, “servirebbero almeno 100 miliardi di euro”, calcolando che il costo di acquisto di un trattore ecologico rispetto a uno a gasolio è il doppio, applicando di fatto lo stesso concetto di un’automobile.

Lotta all’evasione. Cai pone l’attenzione su un’altra questione. Invece di cercare di monetizzare aggravando il costo dei prodotti agricoli il Governo dovrebbe preoccuparsi di chiudere la falla dell’evasione Iva sulla nazionalizzazione dei prodotti petroliferi, che vale circa 6 miliardi. E per affrontare il problema basterebbe adottare la Reverse charge dell’Iva. Quali interessi particolari ci sono per non agire?

 

Servizio Stampa CAI

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