CAI AGROMEC SULL'ALBO AGROMECCANICI DELLE MARCHE

Comunicato n. 
37/2026

Albo Agromeccanici Marche: una risposta concreta alle richieste della categoria

Dalla Bernardina: "Chi non ha saputo ottenere risultati nei territori non può insegnare alle Marche su come si tutelano gli agromeccanici"

 

Roma, 4 settembre 2026 – CAI Agromec respinge con fermezza le osservazioni diffuse da UNCAI sull'Albo degli agromeccanici della Regione Marche, che giudica un tentativo, tanto tardivo quanto sterile, di ridimensionare un risultato concreto che la stessa non è stata capace di ottenere in nessun territorio.

La legge regionale n. 14/2025 è stata approvata, la delibera attuativa è stata completata: le imprese marchigiane hanno oggi finalmente uno strumento reale di qualificazione e di future opportunità rispetto a bandi e contributi. UNCAI, di fronte a un fatto compiuto, sceglie di rincorrere distinzioni teoriche invece di misurarsi con i risultati. È singolare che chi da anni annuncia una riforma nazionale necessaria per arrivare ad una definizione e ad un riconoscimento chiaro e definitivo delle imprese agromeccaniche, obiettivo che riteniamo assolutamente fondamentale e necessario e su cui stiamo lavorando (fino a qualche mese fa, anche con un percorso condiviso da cui UNCAI si è sfilata), faccia affermazioni così riduttive e parziali su un problema che deve essere risolto a livello nazionale.

La norma marchigiana non nasce per confondere agricoltura e agromeccanica, ma per fotografare una realtà che nei territori è spesso più articolata delle definizioni da manuale. Esistono imprese agromeccaniche che coltivano anche superfici proprie ed esistono imprese agricole che offrono anche servizi conto terzi ed in questo caso con modalità diverse: in modo strutturato, organizzato, con un’attività a reddito d’impresa piuttosto che in regime di connessione. L'Albo marchigiano non abolisce la distinzione tra attività e impresa, ma la accerta caso per caso, non a caso ci sono sezioni diverse per tipologie di imprese diverse, sulla base dei requisiti fissati dalla legge stessa, evitando di lasciare fuori chi opera realmente nel settore e nello stesso tempo potendo permettere interventi mirati in funzione delle diverse tipologie di imprese iscritte.

"Un conto è scrivere comunicati sulla “purezza” delle categorie, un altro è rappresentare davvero le imprese che ogni giorno lavorano nei campi – dichiara il presidente di CAI Agromec, Gianni Dalla Bernardina –. La legge marchigiana non confonde nulla: non dice che chi coltiva è automaticamente agromeccanico, né il contrario, ma identifica chi svolge effettivamente attività agromeccanica, senza lasciare nessuno escluso per il solo gusto dello steccato ideologico. È un principio di sostanza, non di etichetta: se a qualcuno questo dà fastidio, il problema non è la legge delle Marche".

Non sfugge, peraltro, la tempistica delle critiche, arrivate solo a iter concluso e mai in fase di confronto istituzionale: un atteggiamento più utile ad apparire che a tutelare davvero la categoria.

"Il compiacimento che UNCAI liquida con sufficienza è quello di imprese vere, che oggi hanno un Albo e un riconoscimento che prima non avevano – conclude Dalla Bernardina - Non abbiamo mai sostenuto che il nostro compiacimento rappresenti l'intera categoria, né abbiamo bisogno di farlo posto che nella Regione Marche abbiamo la rappresentanza esclusiva di tutti i territori e con le nostre aziende ci siamo confrontati ed abbiamo concertato questo importante traguardo. Le Marche hanno dato una risposta concreta a un problema concreto. Agricoltura e agromeccanica sono realtà imprenditoriali distinte e complementari? Assolutamente sì, ma la complementarità non si costruisce a colpi di comunicati, si costruisce con i fatti. E i fatti, questa volta, parlano marchigiano, grazie all’indispensabile e professionale apporto delle nostre associazioni territoriali con i referenti Luciano Petrini, Silvano Ramadori e Andrea Morroni".

CAI Agromec continua a perseguire l'obiettivo di un’identificazione nazionale omogenea delle imprese agromeccaniche, ma non ritiene che questo debba passare per la contrapposizione tra le esperienze regionali già avviate, fondamentali per avere risposte da subito nei territori a fronte di un riconoscimento della categoria e in attesa di un'auspicabile ma non scontata norma nazionale.

 

 

Ufficio Stampa CAI Agromec

 

CAI Agromec è l’unione delle associazioni a cui aderiscono le imprese di meccanizzazione agricola (agromeccaniche) che svolgono l'attività del contoterzismo prevalentemente nell’ambito dell’agricoltura, dell’ambiente e del territorio. Oggi, CAI Agromec aggrega circa 15.000 imprese agromeccaniche in tutta Italia, rappresentando circa l’80% delle aziende del settore presenti sul territorio nazionale.