
Nella prestigiosa cornice dell'Accademia dei Georgofili, a Firenze, si è tenuta una tavola rotonda sul tema dell'integrazione fra contoterzismo e agricoltura, alla presenza del Presidente della Accademia, prof. Massimo Vincenzini, di illustri accademici, dei massimi rappresentanti della filiera della meccanizzazione agricola, dai costruttori ai commercianti, fino agli utilizzatori.
Erano presenti Marco Vieri, accademico e docente di meccanica agraria presso l'Ateneo fiorentino, Sandro Liberatori, accademico e docente all'Università di Bolzano, Maria Teresa Maschio, Presidente di Federunacoma, Andrea Borio, Presidente di Federacma e Gianni Dalla Bernardina, Presidente di CAI Agromec, con i Vice Presidenti Gianluca Ravizza e Michele Pedriali; era inoltre presente da remoto Philippe Largeau, Presidente del CEETTAR, la Confederazione europea dei contoterzisti.
L'incontro, moderato da Eugenio Occhialini, giornalista e direttore di Edagricole, era strutturato sulla base di precise domande scaturite dall'introduzione del moderatore e relative ai vari interrogativi suscitati dall'espansione del fenomeno, rilevata dai censimenti dal 1991 in poi.
In apertura il professor Vieri si è chiesto, provocatoriamente, se la diffusione del contoterzismo sia stata una conseguenza della meccanizzazione, o se piuttosto sia stata la disponibilità di imprese sempre più specializzate a favorire la diffusione capillare della meccanizzazione.
La risposta è stata che entrambi i fattori si sono influenzati a vicenda, mentre procedevano di pari passo: al proposito ha ricordato le tappe più importanti che hanno fatto evolvere l'agricoltura.
Il contoterzismo ha aiutato il processo sostituendosi gradualmente all'agricoltore, a mano a mano che questo ha delegato un numero crescente di funzioni all'agromeccanico, che vanno dalle scelte colturali alla gestione globale della produzione agricola.
Maria Teresa Maschio ha notato che il contoterzista è una figura sempre più importante nel settore e lo è anche nell'attività di supporto tecnico che alcune aziende di punta possono offrire ai costruttori.
Un caso frequente è il collaudo in campo, dove la macchina in produzione viene provata nelle più varie condizioni ed ambienti, in un processo di reciproco miglioramento, ricordando che l'Italia, secondo produttore mondiale per qualità e specializzazione, deve puntare proprio sulla qualità.
Il futuro, ha sottolineato Maschio, è nei giovani, che sono in grado di applicare le nuove tecnologie per tracciare la filiera agricola dal campo alla tavola.
Sandro Liberatori ha illustrato la progressiva diffusione dei “farm contractors”, specialmente in Asia, areale in cui si registra un crescente interesse per il contoterzismo, quale strumento per superare la carenza di forme associate e le dimensioni aziendali; le macchine costano, ma i contoterzisti offrono una soluzione comoda, a costi certi e programmabili, oltre che macchinari sempre aggiornati.
In Italia si sta finalmente iniziando ad utilizzare gli strumenti che sono stati alla base dei sussidi all'innovazione: la tecnologia si acquista perché conviene, e non solo perché finanziata, grazie alla presenza di personale qualificato in grado di utilizzarla.
Un'esperienza già avviata in Toscana proprio dall'Accademia sulla “formazione dei formatori” che ha dimostrato il ruolo del sapere nella diffusione della tecnologia, che ha dato la sua disponibilità – nelle parole di Carlo Chiostri e dello stesso prof. Vieri – a creare uno specifico polo di riferimento.
La stessa rete distributiva ha convenuto sull'importanza della conoscenza: secondo Andrea Borio, quando l'agricoltore va in difficoltà a causa della riduzione dei margini, tende a richiedere sempre più spesso l'intervento del contoterzista, per i servizi meccanici e per le indicazioni su come fare.
Dal punto di vista dei commercianti, l'agromeccanico è il cliente più esperto ed evoluto e se si ferma è un problema per tutti: per questo abbiamo un contatto diretto e continuo con CAI Agromec e sappiamo che la tecnologia va di pari passo con la formazione.
Il Presidente di CAI Agromec, Gianni Dalla Bernardina, ha ricordato che il contoterzismo non è un incidente di percorso, ma deriva dal continuo riconoscimento di tutto il sistema agricolo.
La nostra attività sindacale deve portarci, nonostante le differenti vedute, dobbiamo farci riconoscere, sia attraverso la formazione e la qualificazione sia attraverso la costituzione di un albo di impresa: quale futuro avremo se non saremo riconosciuti come categoria?
Gianluca Ravizza ha osservato che il concetto di filiera agricola è poco compreso: l'impiego di grandi macchine non è ancora percepito come strumento di risparmio energetico e tutela ambientale, né come elemento capace di ridurre i costi di produzione e tutelare proprio le imprese più a misura d'uomo.
L'aumento dei costi energetici vede i contoterzisti a fare da cuscinetto verso gli agricoltori: un ruolo, ancora una volta, non sufficientemente riconosciuto dalla politica.
Michele Pedriali ha sottolineato come la scarsa conoscenza del ruolo del contoterzismo da parte della politica sia alla base di molti equivoci, tanto che le imprese che lavorano occasionalmente per conto terzi (come attività connessa) finiscono talvolta per essere più conosciute di quelle professionali.
Ma sono due mondi diversi, con diverse motivazioni e diversi obiettivi: fornitura di servizi specialistici, fino al completo sostegno alla produzione agricola, da una parte, e un semplice aiuto all'agricoltore per ciò che non riesce a fare in proprio, una sorta di noleggio con operatore, dall'altra.
Equivoci che si fondano su un intervento legislativo incompleto; nel 2004 fu definita l'attività agromeccanica, senza arrivare a stabilire quale fosse la natura del soggetto che la esercita.
Il fattore chiave resta quello della formazione e dell'innovazione: se solo un terzo degli agricoltori ha qualche prospettiva di ricambio generazionale, quasi metà degli agromeccanici ha un futuro, grazie alla migliore attrattività verso i giovani, sensibilizzati anche attraverso le scuole tecniche.
Traendo le conclusioni, per l'Accademia, il prof. Vieri ha ricordato il ruolo della rete AKIS, che può far rivivere i fasti che furono delle Cattedre ambulanti di agricoltura del secolo scorso, proprio grazie alla collaborazione fra università e centri di ricerca, scuole agrarie e contoterzisti evoluti.
Oggi le macchine raccolgono e operano sulla base dei dati, attraverso gli strumenti di supporto alle decisioni e il controllo della posizione; la gestione delle macchine può avvenire da remoto più che dall'operatore, essere elaborata e restituita sul campo.
Il contoterzista del futuro – un futuro assai vicino – può insegnare come utilizzare questi dati, perché è lui stesso ad averli raccolti e, direttamente o indirettamente elaborati: l'obiettivo di un operatore certificato può essere l'elemento determinante e l'Accademia può impegnarsi su questo fronte.
Il Presidente di CAI Agromec, Dalla Bernardina, ha concluso sull'opportunità e sulla necessità di garantire ai soci più giovani e dinamici non solo le nuove prospettive di lavoro, ma anche la copertura dei costi sostenuti ed una marginalità interessante ma alla fine il conto economico deve tornare: chi oggi fa l'agromeccanico deve avere prospettive concrete.
L'albo di categoria deve qualificare le imprese affinché l'agricoltore possa essere meglio soddisfatto nelle sue richieste, dalla rintracciabilità delle operazioni alla qualità dei prodotti, anche attraverso la collaborazione di professionisti esterni, ma è importante che i nostri giovani non restino delusi.
Ufficio Stampa CAI Agromec.
CAI Agromec è l’unione delle associazioni a cui aderiscono le imprese di meccanizzazione agricola (agromeccaniche) che svolgono l'attività del contoterzismo prevalentemente nell’ambito dell’agricoltura, dell’ambiente e del territorio. Oggi, CAI Agromec aggrega circa 15.000 imprese agromeccaniche in tutta Italia, rappresentando circa l’80% delle aziende del settore presenti sul territorio nazionale.



